#ATUPERTU: I MUSICISTI DI WUNDERKAMMER

INTERVISTA A VINCENZO QUADARELLA

Ho scelto ancora una volta di fare un disco a tema. Ritengo sia più difficile e quindi più stimolante. Ho scelto Edgar Allan Poe per una serie di motivi, il più importante dei quali è analizzare e mettere a fuoco certe sfaccettature della sua poetica che molto spesso rimangono nell’ombra. Quando si legge Poe si rimane affascinati dalla sua capacità di creare “la tenebra”, come se, mentre leggi, tutto intorno pian piano si facesse buio e, alla fine del racconto, non ti rimane che fare i conti con le tue paure come fossi in un’altra dimensione. La sfida è riuscire a ricreare questi spazi poetici in musica.
Il primo libro che ho comprato in vita mia è stato “I racconti del Terrore” di Edgar Allan Poe. Avevo 12 o 13 anni credo. Mi ha segnato sin dall’inizio e, crescendo, ho imparato a leggerlo con altri occhi, cogliendo tutte le sfumature di una poetica densa, crudele nell’indagine di se stessi, colma di tensione, di partecipazione. Questa è appunto una delle caratteristiche dei racconti di Poe, l’assoluta partecipazione emotiva, intima, del lettore che almeno una volta nella vita ha provato quello che l’autore scrive nel racconto. Paure viscerali, intime, ancestrali. Questo è Poe.
Le canzoni, come i racconti, hanno una vita propria. La forza comunicativa dei brani dipende da molti fattori, non tutti gestibili dall’autore. Attraverso quest’album vorrei intanto restituire un Poe poeta, poco conosciuto, ma di una sensibilità fuori dal comune e, attraverso lo spettacolo, smontare la fama di alcolista squattrinato dedito alla droga e al vizio. Era certamente un uomo complesso, sicuramente particolare, ma di una cultura e sensibilità che pochi autori dello stesso genere sono riusciti poi a trasferire alla propria opera.

I brani dell’album, come sempre, sono in qualche modo pensati per essere “teatrali”. Lo spettacolo di Auretta non ha fatto altro che “incastrare”, a mio giudizio in maniera assolutamente convincente, la poetica dei nostri testi con l’intero costrutto dello spettacolo. Intorno alla figura di Poe e dei sui scritti, abbiamo dunque costruito atmosfere, testi, movimenti, che opportunamente impostati e, talvolta, inventati dalla drammaturgia, hanno esaltato sia le nostre musiche, sia il testo di Auretta. Poe era un personaggio complesso, delicatissimo e fragile quanto rude e duro. Questo abbiamo cercato di ricostruire con le musiche. Le magie di alcune sue ambientazioni, penso al Crollo della casa degli Usher, alla delicatezza del suo rapporto con le donne.
Lo spettacolo dunque è divenuto un percorso introspettivo, uno specchio in cui guardare Poe come fosse in un’altra dimensione e ritrovare se stessi e le proprie paure al di qua di quello stesso specchio.

 

INTERVISTA A FILIPPO LA MARCA

Per costruire questo spettacolo siamo partiti dal riarrangiare i pezzi che comporranno il nuovo album della Casa delle Candele di Carta. Abbiamo ricercato un suono più teatrale, sfruttando sonorità venute fuori quest’estate durante alcuni nostri concerti. Da questa base è partito il lavoro drammaturgico di Auretta Sterrantino che si è costruito quasi in contemporanea alle musiche che si uniranno al testo.

La musica sarà una costante dello spettacolo, scrivere (tra arrangiamenti e strumentale) più di un’ora di musica è stato impegnativo ma d’altra parte anche stimolante. Com’è chiaro ormai, io ed Auretta stiamo affrontando insieme lo studio musica-parola-immagine, e questo spettacolo ci ha dato l’opportunità di spingerci un po’ più in là nella nostra ricerca.

Non ho riscontrato differenze tra l’essere tastierista della band e occuparmi delle musiche dello spettacolo, tutto è stato molto naturale. Con i CCC c’è una grande unione e soprattutto un enorme rispetto professionale, ognuno ha approfondito un ambito diverso della musica. C’è molta fiducia sul parere di ognuno di noi.