FIDARSI E AFFIDARSI

L’OSSERVATORIO CRITICO DI QA PER MINIMA MENTE BLU
di Francisca M.

«Trovare me / cercando te»

Minima Mente Blu, scritto e diretto da Auretta Sterrantino e andato in scena per la prima volta il 17 settembre all’Area Iris per il Cortile Teatro Festival 2022, è uno spettacolo crudele, che si mostra sin dal principio nella sua piena nudità: non offre al pubblico una storia carica di artifizi ma il puro e semplice dolore, un dolore il cui ricordo è stato chiuso e dimenticato in un cassetto. Già dall’inizio della pièce al pubblico viene mostrata una sequenza di movimenti quasi ipnotizzanti che lo trascinano in una bolla nella quale sembra esserci una verità nuda e cruda.
Sibilla parla con sé stessa e rievoca i giorni in cui correva e giocava con la sorella mostrando allo spettatore una piacevole ingenuità. La ragazza corre sul palco e dimostra una felicità autentica, quella dell’infanzia in cui era insieme alla sorella Xenia, di cui ha perso le tracce ma in quel momento è come fosse con lei, mai andata via: Sibilla la sente ancora accanto a sè e non è necessario cercarla perché sono ancora insieme. Eppure questa gioia sfuma velocemente lasciando il posto a una pesante e insopportabile amarezza.
Vediamo poi Sibilla, abilmente interpretata da Giulia Messina, raccontare di come ogni mese i due Maestri per cui lavora, Kappa ed Esse − personaggi non presenti fisicamente sulla scena con cui a volte dialoga −, richiedono un preciso colore: blu cobalto in SOL diesis minore. Ogni mese Sibilla deve fare la stessa strada, raccogliere il sole in una boccetta, fare le stesse pause, mai un secondo in più o un secondo in meno, poi, per tredici secondi, deve aprire la boccetta e raccogliere l’accordo in SOL diesis minore che l’organista della cattedrale le suona. Infine, nello stesso angolo di sempre, il bottegaio con le dovute precauzioni e le precise quantità di polveri le regalerà un perfetto blu cobalto. Ma cosa succede quando le persone cambiano, le strade diventano più lunghe e il sole meno caldo? Il colore si altera ed è quello che succede a Sibilla: il suo blu cobalto, infatti, ora non suona più in SOL diesis minore ma in MI minore. La ragazza comincia a interrogarsi, è spaventata; Kappa è arrabbiato con lei, vuole scrutarla, capirla, risolverla e così le offre una valida soluzione: lei si offrirà come cavia per un esperimento e lui ed Esse l’aiuteranno a capire come mai il suo accordo è cambiato. Sibilla accetta consapevolmente e si rivolge ai due uomini andando verso di loro a testa alta, offrendosi.
L’esperimento si sviscera in tre movimenti.
Il primo è il più difficile: i ricordi appaiono spezzati e sbiaditi. Sibilla riconosce le sensazioni ma di alcune rimane solo l’amarezza e la nostalgia; vorrebbe capire meglio queste immagini ma non riesce. Lo sgomento è palpabile e anche lo spettatore vive la confusione interiore della ragazza. Quello che prima era luminoso, brillante e felice diventa triste, labile, grigio. Non c’è più gioia nel guardare due nani da giardino, ora le libellule sono solo scheletri di un ricordo.
La tristezza e lo smarrimento sono percepibili sia nel tono e nei movimenti della ragazza sia nelle musiche che accompagnano tutto lo spettacolo. A Sibilla, nel terzo movimento, viene offerto un solo posto dove nascondersi; si guarda da fuori, è rannicchiata dentro sé stessa e cerca in tutti i modi di sfuggire alla tempesta che ruggisce fuori da lei. È come se Esse e Kappa, scrutandola, lascino cadere pezzi di lei come asteroidi nelle galassie, e più la fanno a pezzi, più si avvicinano al suo nascondiglio, più lei comprende che verrà abbattuta, colpita, che a un esperimento del genere non si può sopravvivere.
Tuttavia lo supera con la consapevolezza che le immagini che vedeva all’inizio erano ricordi di qualcosa che aveva preferito rimuovere. Ora capisce che forse, tutto quello che le era accaduto era il motivo o la strada che l’ha condotta fino a quell’esperimento. Ora Sibilla è nuda, nuda nell’animo, non può più fuggire perché il ricordo la soffoca, riportando a galla il periodo più luminoso della sua vita. Sibilla capisce che è nella ricerca di Xenia, sua sorella, che è arrivata dai suoi due Maestri, è consapevole che entrambe hanno seguito la stessa strada.
Una Sibilla innamorata dell’Arte comincia a chiedersi se davvero quella di Kappa ed Esse lo sia. Sibilla ha seguito le istruzioni, ha portato un blu cobalto in SOL diesis minore per mesi finché il pozzo vicino al quale si fermava per raccogliere il sole non le si è mostrato diversamente, finché pezzi di ricordi non hanno cominciato ad appannarle la mente e a quel punto, il colore non ha potuto far altro che suonare in maniera diversa.
Le vicende vengono offerte al pubblico mediante precisi movimenti dell’attrice che, sia nella gioia sia nel dolore, mantengono una fluidità e una continuità che ipnotizzano lo spettatore.
La parola che accompagna il movimento, si offre al pubblico in una sequenza continua di input: ogni parola è detta dietro l’altra, esprime un concetto e ogni concetto o insieme di parole affronta un argomento diverso, si riferisce a una sensazione o a un’emozione differente.
Minima Mente Blu è uno spettacolo travolgente, vuole spogliare lo spettatore spogliando prima sé stesso. Si mostra nella sua più pura essenza: tutti hanno un lato buio e un lato luminoso, e lo spettacolo affronta, in parte, anche questa dura verità.

 

MINIMA MENTE BLU
Accordi sintetici per una nudità d’essenza
II studio su V. Kandinskij e A. Schönberg
I capitolo della Trilogia sull’Arte
con Giulia Messina
regia e drammaturgia Auretta Sterrantino
musiche e progetto audio Vincenzo Quadarella
disegno luci Stefano Barbagallo
assistente alla regia Elena Zeta
ufficio stampa e comunicazione Marta Cutugno
produzione QA-QuasiAnonimaProduzioni / Nutrimenti Terrestri

visto al CORTILE TEATRO FESTIVAL di Messina
Diretto da Roberto Zorn Bonaventura
Castello di Sancho

Ph. Giuseppe Contarini – Fotoinscena