L’INVERNO DEL NOSTRO TORMENTO

#POSTIT: APPUNTI DI VIAGGIO – RICCARDO III AL TEATRO ELICANTROPO DI NAPOLI (2022)
a cura di Francisca M.

18-19 febbraio 2022, Napoli
L’avventura di Riccardo III è iniziata quando mi hanno detto che sarebbe tornato in scena. Ho sperato come una bambina di potere andare a vederlo, a febbraio e in un’altra città. L’impresa era difficile, per me praticamente impossibile.
È nato tutto da una semplice battuta: «Zia andiamo a Napoli con la nonna?». Mia nonna aveva sempre sognato di visitare Napoli e io di ritornarci. Riccardo III è stato un pretesto e una fuga. Il pretesto di renderci felici e la fuga da un mondo che stava andando un po’ troppo velocemente per i miei gusti.
Non ci è voluto molto per organizzarci e per partire, abbiamo fatto una pazzia e tuttora se ci ripenso non ci credo.
Devo tanto a questo spettacolo, innanzitutto la gioia di aver reso felice mia nonna, di aver visto almeno per un paio di giorni la tranquillità nei suoi occhi, gli devo il coraggio che ho avuto di convincere tutti e partire in un periodo in cui esporsi così tanto non era la cosa più raccomandabile, in un periodo in cui perfino io ero spaventata di stare in mezzo alla gente.
Eppure ce l’ho fatta: respirare le persone, Napoli, un teatro piccolo e confortevole con accanto delle persone vere, in carne ed ossa. Riccardo III mi ha dato la possibilità di ricordarmi com’era la vita “prima” e di credere che forse nel “dopo” le cose non saranno così brutte come le vediamo e le pensiamo.
Ho diviso una pizza con la mia famiglia e poi con la compagnia. Conosco Auretta Sterrantino da un anno e non avrei mai pensato di trovarmi allo stesso tavolo con lei, accanto Vincenzo e davanti Giulia e Michele, fare battute stupide, ridere. Quando qualcosa ci sembra troppo grande crediamo sempre di non poterne fare parte, di essere solo strumenti utili al suo funzionamento, strumenti fondamentali ma che guardano tutto da fuori, ti sembra tutto così perfetto, così organizzato che pensi  che anche solo essere lì a guardarli dia fastidio. Ho portato lo scotch, salito le scalette mortali un po’ di volte e se potessi le disegnerei solo per dimostrare che davvero erano pericolose e Vincenzo peggiorava la situazione con i suoi stupidi scherzi.  Una lezione di vita, ecco cos’altro è stato questo spettacolo, rendermi conto che tutti abbiamo un ruolo in ogni cosa, che venga creduto piccolo o grande è poco importante perché dovrebbe solo piacere a noi, dovrebbe emozionarci, spingerci a farlo e rifarlo mille volte. Ho imparato che è bello riguardare uno spettacolo più volte, è una risorsa, un’occasione di crescita sia che venga guardato per sfizio, curiosità, noia o anche solo per fare compagnia a qualcuno. E ho avuto, per l’ennesima volta, la conferma che non è il teatro, uno spazio adibito a questa funzione, a fare lo spettacolo, basta che ci sia un pavimento e delle persone disposte a starci sopra, poi qualcuno che li segua e il lavoro è fatto, sembra una magia della Disney, invece è il teatro, ogni persona è importante, la voglia, il desiderio e la forza lo sono.
Non c’è il teatro senza le persone; se non ci fosse nessuno in scena e nessuno a guardarla, se il teatro fosse vuoto e dentro non si muovesse neanche la polvere cosa rimarrebbe? Cosa si potrebbe creare? Il palazzo resterebbe un palazzo, la polvere un semplice cumuletto di terra e sabbia e particelle microscopiche (non so di cosa sia fatta la polvere sinceramente) e il pavimento sarebbe un semplice piano. Mi sono sentita utile, non ho fatto tanto perché spesso mi comporto da vegetale però sono giovane e forse, per come mi è stato detto, c’è ancora speranza che una cosa considerata noiosa riesca a interessare anche i più piccoli.
La compagnia, gli spettacoli, il teatro, mi sembrano ancora una cosa enorme però in qualche strano modo me ne sento parte, non più esterna, non più come un Grande Fratello. Sento di partecipare a un grande campeggio dove le persone cantano intorno al fuoco mentre qualcuno suona la chitarra. Ed è bellissimo.
Se un giorno dovessi scappare e potessi prendere una sola cosa io porterei con me tutto questo, questa piccola pallina di vetro dove conservo tutte le emozioni che mi regala costantemente il teatro, e continuerei a riviverlo. Prima dicevo che questo era il posto nel mondo di qualcun altro, ora sta diventando anche il mio.
Posso solo ringraziare tutti perché è anche grazie alle persone con cui vivo tutto questo che me ne innamoro ogni giorno. Auretta Sterrantino è il mio Willy Wonka e QA-QuasiAnonimaProduzioni è un’enorme fabbrica di cioccolato.

RICCARDO III. SUITE D’UN MARIAGE
Unione di due corpi, intreccio di sguardi e movimenti lenti e sicuri.
In un vortice di intimità, a cui partecipa anche lo spettatore, inizia Riccardo III, spettacolo scritto e diretto da Auretta Sterrantino e andato in scena dal 17 al 20 febbraio 2022 al Teatro Elicantropo di Napoli. Due corpi in attesa di amarsi, da una parte Riccardo III, interpretato da Michele Carvello, dall’altra Lady Anna, interpretata da Giulia Messina, che chiusi fra di loro in un abbraccio e in una sequenza di movimenti si attraggono e rifiutano quasi fossero legati da fili che non vedono l’ora di spezzare.
Caotico è il loro rapporto, glielo si vede anche in faccia, nel trucco. Nero per Riccardo che desideroso di potere si rivela nel pieno della sua cattiveria, radicata in lui sin dall’infanzia. Nero anche per Lady Anna vestita a lutto, di perdita, di morte. Poi il bianco, ultima speranza per lei e ingannevole negli abiti di lui.
Un rapporto chiaro-scuro a cui i due personaggi sono legati, sia nelle intenzioni sia nei gesti illudendo il cuore di tutti quegli spettatori che sperano di poterli, prima o poi, vedere insieme. I due si allontanano sempre eppure lui la cerca, lei lo rifiuta eppure lo accoglie. Gli si offre seppur disgustata, manipolata da un uomo che non brama il suo amore ma solo il potere che sposandola otterrà: pazza finché lui lo vorrà.
Una dinamica contemporanea di violenza e di un amore che non premia, non appaga ma spaventa e distrugge. Un’immagine ricorrente nella quale uno dei due è vittima e l’altro carnefice; violenza non solo nei gesti ma anche nelle parole potenti come schiaffi.
Sul palco non c’è solo una coppia, non solo un uomo ‘cattivo’ e una donna maltrattata e abusata; c’è un uomo con un passato difficile, una donna a cui questo stesso uomo ha tolto la famiglia e l’amore della vita. Eppure c’è qualcosa che fa ancora più male di questo ed è l’incapacità che hanno entrambi di avvicinarsi davvero. È uno spettacolo in cui la cattiveria e il dolore di entrambi non sembra finire mai, non c’è niente che li possa aiutare, niente che li possa salvare. Il cuore dello spettatore soffre con loro, si stanca della cattiveria, cerca l’affetto, anche una sola scintilla che possa far pensare che un giorno i due smetteranno di odiarsi e di combattersi. Nella bravura degli attori vengono coinvolte tutte quelle persone che, in un modo o in un altro, si sono ritrovate in una situazione del genere, persone che vorrebbero urlare loro di smetterla sia perché anche solo guardare fa male sia perché si sa che potrebbero risolvere le cose in modo migliore. Ma le cose non migliorano perché a prendere la situazione in mano è lei capovolgendo la dinamica dello spettacolo. In un momento di passione che travolge i due è pronta a ucciderlo e lasciarlo moribondo ai suoi piedi e mentre lui è divorato dai sensi di colpa, in una delle scene più commoventi dello spettacolo, gli appaiono le voci di tutti coloro che ha fatto uccidere, di tutte le persone che ha sacrificato per poter ottenere il potere che tanto desiderava. Ma lì a terra non è più il re potente e cattivo, è tornato il bimbo dell’ultima fila, impaurito e di nuovo solo, tormentato non più dagli incubi di notte ma dal sangue che ha versato.
«Prestato», come lei, a un altro uomo, «vecchio», come lei diventata vedova, «nuova», sposa di Riccardo, «blu» come il sangue di Riccardo, blu come i lividi del loro amore, come i lividi del freddo e del dolore. «Prestato, vecchio, nuovo, blu» è la frase ripetuta più spesso dai due, la frase che viene lasciata al pubblico come ricordo dello spettacolo. Lui non muore, lei sfiorisce, illusa di poter sconfiggere un uomo che sopravvive per pura cattiveria, ignara che spesso, queste persone, rimangono in vita per rabbia, per infelicità quasi fossero questi i motori del loro corpo, come se potessero essere il carburante per la loro sopravvivenza. Lady Anna è una bambola nelle mani di un bambino, troppo immaturo per amarla e apprezzarla, sconfitto seppur potente, che la obbliga a sposarlo, le mette i fiori in mano, la accompagna all’altare e poi la bacia. Lui vive di rabbia, il matrimonio di tradimento. Ma il matrimonio in un modo o in un altro si spezza, anche per questa volta il carnefice ha vinto un gioco in cui non si è mai davvero capito chi fosse tra i due e la vittima rimane distesa sulle scale. Un gioco perso da entrambi in realtà, odiarsi non li ha portati a nulla, combattersi li ha solo distrutti. Una lotta ma a che scopo? Nessuno, perché entrambi hanno perso e contemporaneamente hanno lasciato svanire la possibilità di creare qualcosa di bello. Questo è il lieto fine che ci viene offerto ed è questo il colpo di grazia per tutti coloro che guardando lo spettacolo si sono sentiti di camminare sulla punta del rasoio.

 

RICCARDO III
Suite d’un mariage
regia e drammaturgia Auretta Sterrantino
musiche originali Filippo La Marca e Vincenzo Quadarella
con (in ordine alfabetico): Michele Carvello (Riccardo III); Giulia Messina  (Lady Anna)
allestimento Valeria Mendolia
ufficio stampa Vincenza Di Vita
fotografo di scena Giuseppe Contarini
prodotto da QA-QuasiAnonimaProduzioni e NutrimentiTerrestri

VISTO AL TEATRO ELICANTROPO (NAPOLI)
il 18 febbraio 2022