ADOLPHE

the importance of being…

Regia e adattamento drammaturgico: Auretta Sterrantino
Musiche originali: Filippo La Marca
Realizzazione scene e costumi: Valeria Mendolia

con
(in ordine alfabetico)

Livio Bisignano: Claude
Loredana Bruno: Élisabeth
Oreste De Pasquale: Vincent
Giada Vadalà/Marialaura Ardizzone: Anna

Assistente alla regia: Martina Morabito
Aiuto scenografo: Felice De Pasquale

Liberamente tratto dalla pièce francese Le prénom – meglio conosciuta nella versione cinematografica distribuita in Italia con il titolo “Cena tra amici” – lo spettacolo si presenta con una commedia amara che dipinge un impietoso ritratto dei rapporti umani nella società dei nostri tempi.

Quattro amici di vecchia data si incontrano per cena. I sorrisi e le iniziali affettuosità sono messi a dura prova dall’episodio centrale, motore dello sviluppo drammaturgico: il nome figlio di Vincent e Anna, che proprio durante la cena dichiara di essere in dolce attesa. Un nome, Adolphe, non gradito e la cui scelta scatena una serie di frizioni e fraintendimenti che finiranno con il tirar fuori il peggio da ciascuno dei commensali, mettendo a nudo, attraverso uno sviluppo dinamico, la cruda natura del loro rapporto, fatto di gelosie, invidie e rancori.

Un affresco che massacra il medio borghese dei nostri giorni, mostrandoci la categoria degli intellettuali intrappolata in schemi e pregiudizi che non lasciano spazio ad alcuna elasticità di pensiero né permettono di essere veramente liberi all’interno di un meccanismo che impone sempre una maschera.
Rispetto alla pièce originale, la messinscena presenta significative differenze nate da riflessioni suggerite dalla stessa pièce: l’assoluta incapacità di comunicare e trovare un accordo su tematiche anche banali, come per esempio l’importanza di un nome, che si rivela una scelta fondamentale per il destino di un individuo, quasi secondo la formula latina del nomen omen.

Uno spettacolo che mette a nudo convenzioni e falsità del ‘fare quotidiano’ nella nostra società. Una fotografia di una situazione comune che svela i difetti del nostro modo di intendere i rapporti umani, anche, o forse soprattutto, quelli con amici, parenti e affini. La messinscena si muove sul limite e gioca sull’equilibrio delle parti.
Un gioco al massacro che nel metterci di fronte a verità fin troppo scomode evidenzia una totale discrasia tra l’uomo e tutto ciò che lo circonda.