ULISSE. L’ARTE DELLA FUGA – NOTE A MARGINE
Ulisse. L’arte della fuga nasce dall’idea di riflettere sul legame che evidentemente Dallapiccola sentì nei confronti di Bach e di farlo a partire dall’opera Ulisse di Dallapiccola e L’arte della fuga di Bach.
Inizialmente, tutto era partito dall’idea di unire all’esecuzione di brani di Bach e Dallapiccola – scelti e strutturati in modo da metterne in evidenza la relazione, la linea di continuità e l’attraversamento – testi originali di autori eccellenti che da Omero a oggi si fossero occupati di Ulisse, anche in questo caso tentando di rendere chiari la linea di relazione, l’ipotesi di continuità, il senso dell’attraversamento che lega l’antico al moderno.
Questa operazione è stata fruttuosa e confortante fino al momento in cui io e Filippo La Marca abbiamo deciso il percorso musicale che indico di seguito:
01 – Dallapiccola – Ulisse, Act II, Scene 1 Prologo
01a – Dallapiccola – Ulisse, Intermezzo sinfonico (Posidone)
02 – BACH, Piano Concerto D minor BWV 1052 – II Mov.
03 – BACH, Sonatina Canonica su Capricci di Niccolò Paganini – III mov.
04 – Dallapiccola – Quaderno Musicale di Annalibera
05 – Dallapiccola – Marsia_1
06 –BACH, Suite Francese nr.1 bwv812 – pt 1
07 – Dallapiccola – Marsia_2
08 – BACH suite francese nr.1 bwv812 – pt 2
09 – Dallapiccola – Marsia_3
10 – Bach – Goldberg Variations Aria
11 – Bach – Contrapunctus XIV Die Kunst der Fuge
12a – Dallapiccola – Ulisse, Act II, Scene 5 Intermezzo sinfonico
12b – Dallapiccola – Ulisse, Intermezzo sinfonico (Posidone)
Come evidente aprirebbero e chiuderebbero, con tecnica di ringkomposition con variatio in chiusa, parti dell’Ulisse di Luigi Dallapiccola, destinate all’adattamento o alla riscrittura dal momento che le nostre esecuzioni saranno al pianoforte.
Dunque tornare a Dallapiccola per superarlo, risentirlo, ripensarlo?
A quel punto si è fatto strada in me un pensiero che lentamente si è trasformato in un assillo: perché Dallapiccola ha scelto di firmare lui stesso il libretto del suo Ulisse? Perché non ha scelto le parole di autori e poeti che ben conosceva e apprezzava? Una pratica che per altro non gli era estranea, anzi.
L’Ulisse di Dallapiccola popola un altro universo e, rimanendo in stretta relazione con Omero principalmente e accogliendo in sé la traccia di un universo letterario vastissimo e articolato, si propone autonomo e porta con sé il dramma di una solitudine insanabile che è forse quella dello stesso musicista e della sua solitudine nel navigare in acque sconosciute.
Questo “nuovo” Ulisse doveva avere dunque una propria autonomia, attraversare il portato di tutti gli Ulisse di tutti i tempi, lasciarlo “intrasentire”, ma essere sé stesso.
Da dove partire?
Come sempre dalla musica.
Ma la musica scelta per questo spettacolo non ha carattere unitario né è stata scritta per il tema in questione. E in più ondeggia tra Bach e Dallapiccola, in un oceano che può facilmente portare al naufragio.
Quale allora, al di là di tutte le riflessioni stilistiche, poteva essere per me la cifra?
Ho trovato la risposta nello stesso titolo, laddove il sottotitolo, L’arte della fuga, nel porsi a metà tra Bach e un possibile giudizio di merito (discutibilissimo) sul personaggio, ci fornisce già un’indicazione chiara.
Per questo motivo ho deciso di pensare al testo cercando di lavorare sulla struttura musicale della fuga, proponendo tema e controtema, ampliandoli, avviluppandoli, scambiandoli e continuando a far dialogare il dissidio che anima questo personaggio senza soluzione:
andare o tornare?
viaggiare o fermarsi?
A questa struttura ho cercato di abbinare la sequenza di episodi come trattata da Omero e Dallapiccola di conseguenza, ragionando su una base di 12 che è il numero cardine della dodecafonia e l’esatta metà del poema omerico, i cui primi dodici canti sono dedicati al nostos e i successivi all’arrivo a Itaca e alla vendetta dell’eroe.
I 24 canti omerici sono così dati dalla somma tra le 12 porzioni di testo e i 12 brani scelti, ovvero dalla somma tra musica e parola che divengono consustanziali, concentrandosi sul senso del viaggio della prima metà del poema omerico e trasferendolo anche sulla parte dedicata all’arrivo.
Non potevo non immaginare un ritorno pavesiano, infatti, laddove non vi è riconoscimento nel luogo della memoria che, in quanto luogo del passato, non appartiene al tempo presente e in questo contrasto tende a distruggere chi si muove tra l’anelito all’uno e la realtà dell’altro.
Il tempo inganna.
Ne viene fuori un testo di 12, diviso in 1+5+5+1, e anche 6+6, secondo la seguente scansione:
(si veda la tabella della pagina seguente)
OMERO |
DALLAPICCOLA |
MUSICA |
ULISSE.
L’ARTE DELLA FUGA |
|
PROLOGO
|
01 – Dallapiccola – Ulisse, Act II, Scene 1 Prologo
01a – Dallapiccola – Ulisse, Intermezzo sinfonico (Posidone)
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I – Guardare (Tempesta)
[PROLOGO] |
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V | I episodio – Calipso
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02 – BACH
Piano Concerto D minor BWV 1052 – II Mov.
|
II – Seduzione (Calipso) |
M E R A V I G L I A R S I
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VI | III episodio – Nausicaa | 03 – BACH
Sonatina Canonica su Capricci di Niccolò Paganini – III mov.
|
III – Io | |
VII-XII
IX
X |
I ATTO
I SCENA Alcinoo |
04 – Dallapiccola
Quaderno Musicale di Annalibera
|
IV – Erranze | |
I ATTO
II SCENA LOTOFAGI
|
05 – Dallapiccola
Marsia_1
|
V – Dimenticanze | ||
I ATTO
III SCENA CIRCE |
06 – BACH
Suite Francese nr.1 bwv812 – pt 1
|
VI – Incantamenti | ||
XI | I ATTO
IV SCENA ADE
|
07 – Dallapiccola
Marsia_2
|
VII – In limine | |
XIII-XXIV | II ATTO | 08 – BACH
Suite francese nr.1 bwv812 – pt 2
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VIII – Delirio del nostos | |
II ATTO | 09 – Dallapiccola Marsia_3
|
IX – Non più io | ||
II ATTO | 10 – Bach
Goldberg Variations Aria
|
X – Nostalgia | ||
II ATTO | 11 – Bach
Contrapunctus XIV Die Kunst der Fuge
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XI – Smarrimenti | ||
EPILOGO | 12a – Dallapiccola
Ulisse, Act II, Scene 5 Intermezzo sinfonico 12b – Dallapiccola Ulisse, Intermezzo sinfonico (Posidone) |
XII – Tornare a guardare
[EPILOGO] |
La scelta è di negare epos alla parola e creare un’unica lirica di suggestioni che evochi immagini e suggerisca gli episodi fondanti di questo nostos, attraverso un immaginario fatto di eco ed evocazioni e non di fatti e narrazioni.
Citazioni e riferimenti sparsi, solitamente riscritti, variati, adattati, entrano nel tessuto di una scrittura originale: Dallapiccola, Omero, Dante, Nietzsche, Tennyson, Pascoli, Joyce, D’Annunzio, Platone, Leopardi, Holderlin e chissà quanti altri autori ormai parte integrante di me, sono rintracciabili all’interno di un testo che prova a restituire una tradizione ben più grande di chi scrive, nel tentativo di comunicare un sentire “universale” e quindi classico e contemporaneo insieme.
La scrittura ha seguito la metrica dei brani su cui è stata “pensata” o forse direi meglio usando il termine “sentita”. Si rintracciano in alcune parti le mie annotazioni per attacchi e passaggi, studiati con estrema precisione.
Inoltre la parola cerca di rispettare stilemi, umori e atmosfere degli autori a cui è dedicata, ancora meglio con i quali tenta di entrare in comunione.
Grandi respiri e infiniti avviluppamenti fondati su ripetizioni per Bach.
Una struttura circolare che cerchi, nel suo essere eterogenea, simmetria ove possibile, coerenza ed equilibrio: in una parola ARMONIA.
Una costruzione fondata su una chiarezza geometrica nel tentativo di restituire quello stesso sforzo che Amalia Collisani riconosce a Luigi Dallapiccola.
Le figure retoriche sono fondamento di questa che vorrei definire – come già in precedenza almeno il mio Naufragio. Un preludio, quattro movimenti, una fuga – una “partitura testuale”: anafore, ripetizioni, variazioni, inversioni, ellissi, enjambement, chiasmi, litoti, sinestesie, assonanze e quante altre se ne possono rintracciare sono state usate alla ricerca delle stesse qualità estetiche cercate da Dallapiccola, sulla scorta di quanto trovato in Verdi in unione con i principi cardine della dodecafonia di Schönberg e Webern: unità, consonanza e chiarezza.
Costante è, come ormai sempre nel mio lavoro, la ricerca di una relazione profonda tra suono e senso – laddove a volte la parola stessa è suono e la musica senso e viceversa – in cui l’elemento ritmico è elemento costitutivo e caratteristico: l’alternanza di ritmo crescente e discendente su unità stabilite consente di muovere il pathos, esaltando in uno l’essere e il significare.
Il testo rappresenta momenti, impressioni, tempi che si fanno e si disfano, sommersi da un’ondata successiva sempre più forte della precedente.
È un Ulisse questo che vive il dissidio super-contemporaneo tra essere e agire o ancora meglio tra essere in stasi ed essere in movimento.
Forse una ricerca che coincide con un ritorno a se stessi e un successivo superamento.
Il ritorno è un inganno, come il canto della sirena.
Ogni donna è sirena.
Ogni onda è sirena.
La memoria è sirena.
Il punto è non fermarsi di fronte al limite estremo.
Essere oltre il limite estremo.
E spostare il limite estremo, che come ogni cosa è squisitamente soggettivo.
«Guardare, meravigliarsi, tornare a guardare»
Auretta Sterrantino