APPUNTI DALLA TERRA DELLE CENERI #7

Diario delle prove di “Prometheus”, QA-QuasiAnonimaProduzioni

a cura di Elena ZETA

lunedì 24 aprile 2017

GIORNO SETTE

Oggi in realtà, fondamentalmente, ripasso. Oggi però, a Fondamenta, abbiamo un teatro tutto per noi. Un “teatrone” – oserei dire – ci offre la Scuola di Teatro Fondamenta, e finalmente vediamo il campo dove il general Sergio tira su le nuove leve. La titanica statua del film Ben Hur, ci accoglie ancora prima di varcare le mura di Cinecittà, e ci ricorda a vista tanti Prometei, in particolare quello che il Maestro Ronconi creò al Teatro Greco di Siracusa nel 2002 per il suo incatenato.

Ormai non si fa più caso alle sovrapposizioni, ai circoli che si torcono in spirali che si perdono nelle associazioni logiche ed emotive di ciò che accade intorno. Non ci si pone più la domanda che – come tramandò Giuseppe Rocca a me e ad altri allievi – Tarantino dispiegò in Pulp Fiction, ovvero “È un segno, o è una coincidenza?”. Non si va in paranoia come in P greco perché questi “qualcosa” ci sono. Si darebbe l’allarme accorgendosi che sono venuti a mancare, non sentendone – internamente perlomeno – arrivare alcuno per un po’. Finché ci sono, finché abbagliano da un angolo fino ad allora ignorato o s’impongono da sopra le mura, possiamo accodarci alla frase più polivalente e polimorfica del cinema europeo: «Jusqu’ici tout va bien» (“Fin qui tutto bene”, da L’odio).

Sono indecisa se anche noi stiamo cadendo nel vuoto. Forse si, è sempre un salto nel vuoto. Ma in questo caso siamo come scoiattoli volanti: se coordiniamo bene testa e arti possiamo dirigerci verso un atterraggio morbido.

Comunque stia la faccenda, suggestioni cinecittadine o no, entriamo e ci mettiamo a lavoro.

È sempre difficile cambiare spazio, a questo è dovuta la nanometrica (o quasi) precisione con cui bisogna maneggiare lo scotch carta – strumento indispensabile a qualsivoglia creativo, se non si fosse capito nelle puntate precedenti.
Perciò mentre la regi ascolta da brava mater familias i suoi attori, io e lo scotch carta ricreiamo il campo, con l’aiuto di alcune sedie e di oggetti trovati qua e là sotto gli spalti del teatro.

La nostra scacchiera si è di nuovo manifestata, sempre uguale eppure diversa dalle altre che sono venute e che verranno.
Pedina Bios, pedina Efesto e pedina Prometeo, si posizionano al punto di partenza.
Calibriamo le mosse, le tensioni, rapporti e strategie.

Le poche ore a nostra disposizione volano via. E il nostro giorno da un terzo di libertà parte come un treno.

Pranzo. E dopo qualche vagabondaggio per il centro in cerca del Teatro Quirino, finalmente ci sediamo di fronte a un palcoscenico rigato di premiati e premiate. Da sinistra a destra – SEMPRE rispetto al pubblico −: il Maestro Antonio Calenda, Gigi Proietti, Piera Degli Espositi, Roberto Herlitzka, Alessandro Preziosi, Tommaso Le Pera.

È la presentazione del libro “Il teatro di Antonio Calenda nelle fotografie di Tommaso Le Pera” (ndr. Il libro è stato raccontato in anteprima per Atto Unico in Gennaio 2017, per saperne di più clicca qui).

Passiamo una piacevole ora (forse un po’ più) tra i ricordi del Teatro Sperimentale Centouno, chiamato così perché aveva esattamente centoun posti – cento in sala e uno al bagno, come precisa Piera −, tra racconti di genesi , riflessioni su probabili apocalissi di mondi e carriere teatrali, ma anche tanta manifesta speranza (di quella buona e attiva) nei “giovani”.

A dispetto dei cattivi presagi (niente fondi, poco interesse e sempre più interessi, niente politica culturale, poco spirito di sacrificio e poca fiducia nelle nuove generazioni, difficoltà, sgomitate, ostacoli, e chi più ne ha più ne metta – modo di dire sublime −) usciamo dall’incontro piacevolmente rifocillate nello spirito. Sensazione che in me vacilla per qualche minuto, mentre cerco di intravedere Auretta persa nella folla dei salutanti – tutti accalcati sotto proscenio per salutare qualcuno – mentre lei cerca di salutare il Maestro.

E sarebbe bello – o forse no – se la giornata fosse finita. Ma ancora ci aspettano le voci di Bios, il terzo terzo della nostra giornata.

E allora… rotta verso Casa Napoli!