#ATUPERTU: LA REGIA DI INTERNO DI CASA CON BAMBOLA

INTERVISTA A MANUEL GILIBERTI

Mi sono trovato spesso a mettere in scena testi in cui la figura femminile fosse centrale. Dai testi classici (l’ultimo che ho affrontato era una riscritture delle Troiane di Eva Cantarella) a quelli contemporanei (come quello portato proprio per Atto Unico l’anno scorso, Ratpus, in cui è stato affrontato il femminicidio in chiave psicologica raccontando il progressivo degrado dell’animo femminile, quello della protagonista della pièce interpretata magnificamente da Carmelinda Gentile) ho sempre trovato stimolante e vivo l’approfondimento di figure femminili in cui l’agire è spesso specchio di comportamenti maschili. È così arrivato il momento di Nora e della sua Casa di Bambola.
Nora è stata vista fin dal suo apparire sulle scene come una sorta di proto-femminista, una rivoluzionaria che decide di riappropriarsi di se stessa ad ogni costo. Nella nostra messinscena in realtà raccontiamo un sotteso e sotterraneo disagio familiare, una relazione nella quale tutti recitano un ruolo e attribuiscono agli altri un ruolo. Nessuno in realtà è ciò che appare e, ancora più determinante, è ciò che pensa di essere. Ecco perché, dopo la durezza delle figure femminili del teatro classico Ibsen è arrivato come il passo successivo, l’ingresso dentro il mondo femminile più intimo, unico strumento atto a capire veramente la novità deflagrante della maturazione del personaggio di Nora. E del personaggio femminile in teatro tout court.
Mi piacerebbe che il pubblico, andando oltre il linguaggio tardo ottocentesco e gli abiti dell’epoca (che abbiamo volutamente mantenuto) percepisse la modernità di Nora e la contemporaneità delle sue problematiche più profonde. Il testo di Ibsen è tutto lì, rispettato nella struttura principale. Ho eliminato il personaggio dell’amico di famiglia, perché eccessivamente retorico e ho rafforzato la presenza della governante AnneMarie che diviene quasi il “coro” nell’economia dello spettacolo. Figura che sa ma non può intervenire nello svolgersi della vicenda anche in rispetto alla sua posizione sociale. La lettura che ne facciamo e lo spostamento voluto di parti della vicenda ne evidenziano, molto di più che in Ibsen, la necessità delle azioni di Nora e degli altri protagonisti.
Cerco di lavorare sempre con attori che, di volta in volta, scelgo sia per le capacità attoriali che affinità con il ruolo che scelgo per loro. In questo modo, durante le prove, ogni personaggio si arricchisce di un portato che è personale e che, in molti casi, completa la scrittura e dà anche al mio lavoro di regia un contenuto che non potrebbe scaturire solo dallo studio del testo e dai tecnicismi interpretativi.
Spero che anche quest’anno la nostra proposta venga accolta con lo stesso favore di “Ratpus” e che “Interno di casa con bambola” lasci nello spettatore uno spunto di riflessione da approfondire con se stesso.