#ATUPERTU: LA REGIA DI OPERA CORSARA

INTERVISTA A ROBERTO BONAVENTURA

Quando mi è stato chiesto di scrivere uno spettacolo dedicato a Orazio Corsaro non ho potuto dire di no. So quanto è difficile raccontare Orazio Corsaro, ma so anche che non ci si può tirare indietro, e questo è un suo insegnamento.

Orazio Corsaro influisce ancora sul mio cammino umano – che poi è il piano che mi piace confondere nel teatro – oggi, forse più di prima, in ogni scelta, in ogni azione, spesso me lo vedo spuntare con i suoi occhi, con le sue parole, con la sua ironia. E trovo coraggio.

Dirigere uno spettacolo sulla sua figura vuol dire essere pazzi. Ma essere anche sicuri e determinati nel ricordare un grande uomo, che in questa città, avrebbe meritato molto di più. Molta gente gli voleva bene e lo ammirava per il suo talento e la sua genialità, per il suo modo di insegnare, di comporre. Altri lo evitavano per il suo modo di essere schietto, perché lui non aveva mezze misure, non gli interessava compiacere nessuno. Ma trovo vergognoso che certe istituzioni non gli abbiamo mai permesso di realizzare uno dei suoi tanti progetti. Orazio aveva composto musica da riempire cartelloni interi. Ma mai niente. Questa è una colpa di chi ha gestito e gestisce la cultura in questa città. Punto e basta.
Nello spettacolo è sicuramente presente la sua musica, anche se non è questa sede di concerto. Sono presenti le sue parole, custodite da noi che le abbiamo spesso ascoltate, sono presenti i suoi strumenti amati: la fisarmonica e la zampogna, messi lì, fermi, pronti per essere suonati ancora e ancora.

Non ho incontrato difficoltà durante la preparazione di Opera Corsara, la pièce è tutta una difficoltà immensa, che si risolverà il giorno del debutto. Vorrei che al pubblico arrivasse l’essenza di Orazio Corsaro. Vorrei che ogni spettatore lo vedesse sul palco con gli occhi di come lo ha conosciuto, e se ne innamorasse ancora, anzi di più.