APPUNTI DALLA TERRA DELLE CENERI #8

Diario delle prove di “Prometheus”, QA-QuasiAnonimaProduzioni

a cura di Elena ZETA

martedì 25 aprile 2017

GIORNO OTTO

{ …che non è una ricorrenza: ora e sempre resistenza! }

 

«Buongiorno ragazzi, quanto tempo!»

Dopo esserci salutati oltre la mezzanotte del giorno prima, alle ore zeronove e zerozero in punto – forse io alle zerodue o zerotre − siamo di nuovo a Casa Napoli.

Oggi è il Grande Giorno.

Un’oretta per sorseggiare un altro caffè inzuppandoci Bios, ed ecco suonare alla porta, con addirittura mezz’ora di anticipo rispetto alla tabella di marcia. Con il suo caratteristico trolley e altre poche ma ingombranti cianfrusaglie, ecco entrare dalla porta Filippo. Nome in codice: Maestro La Marca. (A me però piace di più Fil, ad altri Fili).

Non abbiamo molto tempo, ma in un batter d’occhio la strumentazione altamente “tecchenologgica” viene montata per le registrazioni. E riusciamo anche a completarne qualcuna con discreto successo. Poi dobbiamo battere l’altro occhio, smontare tutto, e correre al punto di prelevamento, per fortuna non lontano.

Nel nostro acquario forense, bisogna dirlo, oggi si muore davvero di caldo. Ma proprio tanto. Afa romana delle più caratteristiche.
E allora siamo tranquilli.
Perché oggi c’è da capire cosa vuole da Efesto questo benedetto Prometeo.
Il fuoco.
Il fuoco? Si, il fuoco, certo.
Ma che cos’è il fuoco?

Sappiamo che in qualche modo coincide con Bios, che ne è il cuore ma anche il contenitore. E nei vari tavolini ci salta all’occhio come vita, come verità, come giustezza, conoscenza, motore primario e immanente, come principio. Del tutto.

Mi tornano in mente i tanto amati albori degli studi filosofici, che qualcuno continua a volere facoltativi nelle scuole. Sarebbe bello chiamare questi individui “poveri asini”, ma purtroppo non sono né poveri, né asini, né tanto meno stupidi – forse sarebbe meglio. Sono ciechi e ottusi pianificatori al limite del maligno. E possiamo ben chiamarli capitalisti, essendo il denaro il loro unico metro di giudizio, usandolo per giunta in maniera sbagliata, troppo spesso distruttiva piuttosto che creativa.

Insomma, nell’atmosfera del 25 aprile – che sembra di no, ma anche questa trova posto nelle ieri dette spirali −, a me viene da pensare al mio amato Eraclito, che aveva capito (per lo meno  a quanto ci è pervenuto) quattro cose in croce, ma che in fondo aveva capito tutto.

Ah, l’emblematico rapporto tra quantità e qualità!

Secondo Eraclito l’archè (in greco ἀρχή, che significa «principio», «origine»), che genera e spiega le realtà molteplici e in divenire del mondo, era proprio il fuoco.
Non starò a tediare con un excursus su Eraclito, sulla legge del divenire, sul panta rei, o sull’unità dei contrari, né sulla ciclicità dell’universo – anche perché non voglio togliere a nessuno il piacere immenso che io ho appena provato rispolverando il mio libro di filosofia del liceo. Basterà pensare alla profonda e palese forza del fuoco come distruttore e rigeneratore allo stesso tempo. Basterà nominare la Fenice, il modo di dire “Risorgere dalle proprie ceneri”. Basterà pensare alla fertilità che la cenere dona al terreno bruciato.
Il fuoco non è solo forma, perché la muta continuamente, ma non è solo sostanza, perché si alimenta di cose esterne a lui. Il fuoco è entrambe le cose: il fuoco è azione.

Ed è questo che interessa Prometeo: la vita.

Il naturale movimento, il rifiuto della stasi, di una quiete morta che è vita solo in apparenza o, peggio, nella nostra convinzione.

Ma forse Efesto ha qualcosa da aggiungere a questo impeccabile ragionamento…

Purtroppo non abbiamo adesso il tempo per condurre un altro scavo, dobbiamo correre – più veloce della luce – di nuovo a Casa Napoli, e finire le registrazioni dei cori.

E ci riusciamo. Con tanta pazienza. Con moltissima resistenza.
Con lo stomaco pieno solo di cioccolata, biscotti e succhi di frutta.
Portiamo a compimento il 99,9% delle registrazioni.

E poi finalmente ci concediamo una cena fuori.

Evviva noi!
Evviva le spirali!

{ Evviva i partigiani! }